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	<title>Storie di paesaggi priolesi</title>
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	<description>Percorso narrativo tra i paesaggi del rischio di Priolo</description>
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		<title>Storie di paesaggi priolesi</title>
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		<title>4. Carmelo: il cane infame</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 21:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paesaggipriolesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando mi presento a Carmelo, e gli dico che sono un ingegnere, sta per girarsi e chiudermi la porta in faccia. Poi gli spiego bene la mia ricerca, la mia raccolta di voci dal territorio, a cosa servono o potrebbero servire, e lui si rilassa e sorride, strizzandomi l&#8217;occhio. «Allora è ngigneri patticolare lei, na [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggipriolesi.wordpress.com&amp;blog=23164758&amp;post=139&amp;subd=paesaggipriolesi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Quando mi presento a Carmelo, e gli dico che sono un ingegnere, sta per girarsi e chiudermi la porta in faccia. Poi gli spiego bene la mia ricerca, la mia raccolta di voci dal territorio, a cosa servono o potrebbero servire, e lui si rilassa e sorride, strizzandomi l&#8217;occhio.</p>
<p><em>«Allora è ngigneri patticolare lei, na speci i filosofu&#8230; Mi deve scusare, ma ogni volta che un suo collega bussa alla mia porta, mi annuncia guai».</em></p>
<p>Carmelo, 65 anni, fa il contadino ed ha un appezzamento di terra nella pianura ad ovest di Priolo, nella zona di Cava Sorciaro. Ha lavorato in fabbrica per 25 anni, ma poi ha lasciato il lavoro per dedicarsi alle terra.<br />
<em>«Del resto la mia è sempre stata una famiglia di contadini, mi racconta Carmelo. L&#8217;unica parentesi sono stato io, che ho tentato la carriera in fabbrica&#8230; ma li faceva schifo, neanche sapevo cosa facevo, spostavo sacchi ra matina a sira&#8230; no, quella vita non faceva per me, e sono tornato a coltivare il mio terreno».</em></p>
<p><em><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«</span>Sa, qualche ingegnere ogni tanto viene e raccoglie qualche busta di terra o qualche litro di acqua per analizzarle, poi mi dicono che le cose non vanno e che dovrei smettere di coltivare la lattuga, ma io gli spiego che l&#8217;acqua per irrigare me la faccio portare con le autobotti, è acqua potabile, non è acqua che prendo dal rubinetto.<br />
</em><em>Lo so che qui, soprattutto d&#8217;estate, l&#8217;acqua puzza di benzina, io lo so perchè ho lavorato in fabbrica e vedevo che quei serbatoi facevano pena, avevano perdite e fuoriuscite di greggio, che finiscono nei pozzi d&#8217;irrigazione, e so che quando il livello dell&#8217;acqua di falda si abbassa ed entra la benzina, nel 2002 è capitato usciva proprio benzina è arrivata anche la televisone<span style="font-family:'Times New Roman', serif;">»</span>.</em></p>
<p>Carmelo si riferisce alla trasmissione Report che fece un servizio proprio sulla benzina che fuoriesce dai tubi di irrigazione.Vado dietro lui verso delle piccole serre, dove dentro coltiva lattuga, pomodori, radicchio.<br />
<span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><em>«</em></span><em>Per proteggere le piantagioni dalle polveri buttate in aria dai camini utilizzo le serre, e ho fatto dissodare il terreno con scavi fino a 50 cm perché anche il suolo è malato, le piante mi seccavano, diventano marroni come bruciate, per un certo periodo ho buttato quintali di verdura, mi spiega Carmelo. Per esempio il mio vicino che ha un agrumeto&#8230; gli nascono arance piccole come noci, gli ingegneri dicono sia la&#8230; comu si chiama&#8230; diottrina&#8230;</em><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><em>».</em></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><em>«</em></span><em>Di</em><em>ossina</em><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><em>»</em></span> faccio io.</p>
<p><em><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«</span>Ecco quella&#8230; Niente lui, sta abbattendo tutti gli alberi&#8230; Vuole vendere la terra, andare via. Qui ormai è il deserto, ha visto per esempio tutti quei terreni abbandonati che ci sono intorno a Priolo e alle sue fabbriche. Ora sono discariche a cielo aperto, anche di rifiuti nocivi<span style="font-family:'Times New Roman', serif;">.<br />
</span></em><em>Prima erano tutti coltivati. Agrumeti o uliveti, a perdita d&#8217;occhio oppure erano pascoli per mucche da latte. Questo terreno che ora coltivo io è solo una parte, circa un terzo di quello che coltivavano, mio nonno e mio padre. Poi appena sono arrivate le industrie, i terreni sono stati abbandonati, un po&#8217; per mancanza di mano d&#8217;opera, ma soprattutto perché erano inquinati da rifiuti nocivi&#8230; mio cugino pascolava una mandria di cinquanta capi di mucche e vitelli, a volte le mucche entravano in una specie di fango nero, che bruciava le zampe, non potevano più muoversi, le dovevano abbattere, in poco tempo la mandria si dimezzò e fu venduta al macello<span style="font-family:'Times New Roman', serif;">».</span></em></p>
<p>Avevo sentito di questa storia dei fanghi neri, me ne parlò un esponente locale di Legambiente, sono dei catalizzatori industriali che servono per la reazione negli impianti del petrolchimico, dopo la lavorazione diventano come catrame, lui giura che i suoli di Priolo ne sono infestati.<br />
Carmelo mi conferma, in maniera indiretta, questa ipotesi.<br />
<span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><em>«</em></span><em>Ora a coltivare siamo rimasti pochissimi, il territorio è come un cane, ma un cane bastardo e infame, che si morde la coda, prima abbiamo lasciato la terra per andare a lavorare all&#8217;ICAM, poi le abbiamo fatte diventare deserte e brulle, e quindi sono diventate discariche abusive e inquinanti, che avvelenano i nostri cibi e la nostra acqua e ritornano a noi. Malirittu u ionnu ca arrivarru i fabbrichi!</em></p>
<p><em>Ci hanno fatto arricchire, ma di che? Di sogni, illusioni e veleno, ecco di cosa! Ma qui era diverso, si faccia un giro sui Monti Climiti, potrà capire come era il territorio: masserie, case coloniali, muretti a secco, frantoi, stalle, pozzi. Tanti pozzi. Perché qui, ingegnere, lei lo saprà, è pieno d&#8217;acqua ecco perchè le industrie le hanno fatte qui. Ora anche sui Climiti c&#8217;è quasi tutto abbandonato, ma almeno sono rimasti i ruderi, almeno abbiamo una memoria, noi priolesi doc! Quella terra sui Climiti vale oro, è la nostra dote!<span style="font-family:'Times New Roman', serif;">» </span></em></p>
<p><strong>Testo di Salvo Messina</strong><br />
<strong>Voce e montaggio di Roberto Sammito</strong></p>
<p>Musiche in Cc:<br />
Mazer and the facemelter &#8211; Post Adustum<br />
Memories of the Lost Time &#8211; Ancestral<br />
Under Water &#8211; Fabatus<br />
Waiting - Ant on Wax feat. AlieM<br />
With The Fishes &#8211; Nonsense Wind</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paesaggipriolesi.wordpress.com/139/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggipriolesi.wordpress.com&amp;blog=23164758&amp;post=139&amp;subd=paesaggipriolesi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>3. Gemma: del malato falansterio</title>
		<link>http://paesaggipriolesi.wordpress.com/2011/06/26/gemma-del-malato-falansterio/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 14:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paesaggipriolesi</dc:creator>
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<p>Gemma la incontro per caso, mentre giro di casa in casa a fare le interviste. Ci incrociamo mentre rincasa, ed io citofono a casa sua.<br />
<em>&#8220;Quello è il mio campanello, serve qualcosa?&#8221;</em></p>
<h3><span class="Apple-style-span" style="font-size:13px;font-weight:normal;">Io le dico chi sono, le racconto del mio lavoro, della mia ricerca e le chiedo se posso farle qualche domanda su Priolo e su come si vive da queste parti.<br />
<em>&#8220;Scusa, se vuoi conoscere Priolo perchè non ci facciamo un giro, mica lo puoi conoscere dentro casa mia?&#8221; </em>mi dice Gemma<em>.</em><br />
<em>“Già, hai ragione&#8230; perchè no</em>?” Le rispondo.</span></h3>
<p>Gemma, ha 25 anni ed è nata a Priolo, ma studia al Dams di Bologna. È qui per le vacanze estive. È sveglia, mi piace. Non so come arriviamo a parlare di un libro di Erri De Luca <em>Non ora, non qui</em>. Ma piace ad entrambi.<br />
<em>&#8220;Questo libro mi ha fatto piangere come una fontanella, è un libro di ricordi ed io penso che nei ricordi noi troviamo le nostre favole, i nostri racconti e le nostre avventure più o meno piacevoli.&#8221;<br />
</em>In effetti, le spiego, è quello che faccio io, raccolgo storie avventure di persone legate a Priolo.</p>
<p><em>&#8220;Allora ti racconto la mia storia, i miei ricordi qui. Hai la macchina?&#8221;<br />
&#8220;Certo, andiamo&#8221;.<br />
&#8220;Sono nata qui, a Priolo. Mio padre, ha una piccola azienda industriale legata all&#8217;indotto dell&#8217;ISAB, produce cuscinetti a sfera, mia madre insegna a Siracusa, storia e filosofia. Ho un fratello, di 29 anni che lavora con mio padre. Ho passato tutta la mia adolescenza a progettare la fuga da questo schifo. Ogni giorno, ogni ora sognavo di lasciare Priolo per sempre.&#8221;</em></p>
<p>Siamo arrivati nel lungo viale industriale, la ex SS114, circondato dalle fabbriche<em>.<br />
&#8220;Io non sono nata a Priolo, io sono nata in una fabbrica! Non c&#8217;è confine fra industria e paese, c&#8217;è solo questo fiume d&#8217;asfalto che separa il metallo dal cemento armato, ma è solo una questione strutturale, di forma, di architettura, ma la sostanza è uguale. Priolo è un falansterio, da una parte della strada si lavora, dall&#8217;altra si dorme, si mangia, si vive. Ma è un falansterio, un unico blocco fisico, sociale e culturale. Qui si vive per la fabbrica. Ma del  non ha il valore del mettere in comune, del sacrificarsi per il bene comune. Ognuno qui pensa a se stesso, se non fosse così, dopo tutti i casi di inquinamento e di tumori, non avremmo tutti insieme, smontare pezzo per pezzo &#8216;ste fabbriche? No, invece loro (i priolesi), che fanno? Se ne fottono&#8221;.</em></p>
<p>Abbiamo scavalcato le fabbriche e siamo arrivati davanti al mare. Sembra assurdo, ma qui con sfondo di ciminiere e fumi c&#8217;è gente che fa il bagno, anzi ci sono pure due stabilimenti balneari, con tanto di ombrelloni e pattini. Gemma me li indica schifata<em>: &#8220;ma tu ti rendi conto? Cioè lo sanno tutti che qui l&#8217;acqua è inquinata, che le industrie scaricano a mare i loro veleni, e loro che fanno&#8230; niente, anzi si fanno il bagno in quella brodaglia inquinata, e dicono pure che l&#8217;acqua e calda!&#8221;</em></p>
<p>Gemma è arrabbiata, delusa, afflitta.<br />
<em>&#8220;Quando potevamo, io e i miei amici, soprattutto d&#8217;estate scappavamo con le vespe a Fontane Bianche, lì il mare è bello, ma non è niente a confronto di quello che poteva essere qui se non si distruggeva tutto&#8221;</em>.<br />
Le chiedo <em>“E d&#8217;inverno? Che facevate d&#8217;inverno o quando non potevate spostarvi verso Siracusa?</em>” Lei sorride, beffarda: <em>&#8220;Vieni ti faccio vedere che facevamo, e che continuano a fare i giovani qui&#8221;</em>.</p>
<p>Andiamo verso San Focà, il quartiere operaio per eccellenza, costruito proprio per chi è venuto a lavorare qui negli anni &#8217;50. Tra questi palazzi anonimi e tutti uguali, Gemma mi porta in uno spiazzo asfaltato di cemento con quattro panchine sempre di cemento ai lati ombreggiati da quattro grandi pini marittimi.<br />
<em>&#8220;Ecco questa è la “piazzetta”, non so neanche se ha un nome ufficiale, qui tutti la chiamiamo la “piazzetta”. Il luogo d&#8217;incontro di tutti i giovani priolesi che non possono fuggire. Si stava e si sta qui, a parlare, a bere e a fumare. Ora non vedi nessuno perchè è mattina ed è estate, ma di pomeriggio si riempie di ragazzi e di sera si riempie di drogati. E mi indica un paio di siringhe a terra, sotto gli alberi. Tu sai che Priolo è la centrale di spaccio di tutto il siracusano? Qui in questa piazza dopo una certa ora trovi gente che riesce a venderti ogni tipo di droga: si diceva che le prime pasticche di ecstasy girate in Sicilia venissero da qui. Venivano anche ragazzi da Catania, per comprare pasticche. O ciò che vuoi, dall&#8217;hashish all&#8217;eroina. E io, una idea di questo me la sono fatta: siccome qui si vive male, la gente non trova futuro ha bisogno di evadere con droghe e sostanze sintetiche, di tutti i generi e di tutte le maniere. La droga ti aiuta a non vedere lo schifo di niente che hai intorno. Credimi, Salvo, la mia adolescenza qui è stata una merda. Finiti gli studi classici, col consenso dei miei, sono scappata a Bologna, convinta di rimanere il più lontano possibile da Priolo e dal suo squallore, un po&#8217; come la protagonista di quel film&#8230; Persepolis, sai?&#8221;</em></p>
<p>Mentre torniamo verso il paese, penso a come è brutto vivere in un posto dove non vuoi stare, e con il pensiero perenne di fuggire, da tutto e tutti.<br />
<em>“Ma davvero non torneresti mai?”</em>, le chiedo cercando uno spiraglio potenziale di ottimismo.<br />
<em>&#8220;Mai. Anzi, solo se un giorno il falansterio si spezzerà: da un lato la zona industriale, le fabbriche e dall&#8217;altro un Paese, con una sua identità, una sua cultura, una sua storia. Salvo, praticamente, mai&#8221;.</em></p>
<p><em>“Vedremo”, le dico io, “vedremo”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Testo di Salvo Messina</strong><br />
<strong> Voce e montaggio di Roberto Sammito</strong></p>
<p>Musiche in Cc:<br />
<a href="http://www.jamendo.com/it/track/72982">When the Sun Hits our Souls United in the Name of P</a><a href="http://www.jamendo.com/it/track/72982">eace and Love - Mad Creudo<br />
</a>Private Hurricane - <a href="http://www.jamendo.com/it/artist/joshwoodward">Josh Woodward</a><br />
Grey Snow - <a href="http://www.jamendo.com/it/artist/joshwoodward">Josh Woodward</a><br />
The Voices - <a href="http://www.jamendo.com/it/artist/joshwoodward">Josh Woodward<br />
</a>There is someone waiting for you &#8211; <a href="http://www.jamendo.com/it/artist/Spin_Project">Spin Project</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paesaggipriolesi.wordpress.com/100/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggipriolesi.wordpress.com&amp;blog=23164758&amp;post=100&amp;subd=paesaggipriolesi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>2. Michele: la pace dei pesci</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 13:38:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Michele ha 42 anni, è attualmente un cassaintegrato dell&#8217;ENI, ma rappresenta la terza generazione di una famiglia di pescatori. &#8220;Mio nonno aveva ben due pescherecci, il “Santa Panagia” e la “Spada Aretusa”. Si chiamava come me. Qui il mare era pescoso, molto ricco di pesce. Mio nonno usciva ogni notte, pescava con la lampara. A [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggipriolesi.wordpress.com&amp;blog=23164758&amp;post=26&amp;subd=paesaggipriolesi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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Michele ha 42 anni, è attualmente un cassaintegrato dell&#8217;ENI, ma rappresenta la terza generazione di una famiglia di pescatori.<br />
<em>&#8220;Mio nonno aveva ben due pescherecci, il “Santa Panagia” e la “Spada Aretusa”. Si chiamava come me. Qui il mare era pescoso, molto ricco di pesce. Mio nonno usciva ogni notte, pescava con la lampara. A me sembra impossibile oggi, ma lui diceva che pescava talmente pesce che a volte rischiava di rompere le reti, io non so se questo è vero o era una storia che raccontava a me quando ero bambino, ma una cosa è sicura, pescherecci qui ce ne erano tanti&#8221;.</em></p>
<p>Finiamo di bere un caffè al bar, poi saliamo in macchina direzione Augusta.<br />
<em>“Devo farti vedere una cosa”</em>, mi dice Michele.<br />
Arriviamo al Porto. Lo spettacolo è il solito deprimente groviglio di tubazioni e pontili industriali. Michele sospira.<br />
<em>“Da bambino venivo qui con mio padre e mio nonno, anche mio padre ha fatto per un periodo il pescatore. Qui era tutto diverso. Il porto di Augusta era eccezionale, perchè rappresentava uno dei pochi porti naturali della zona. Era facile attraccare e prendere il mare aperto, pescare e poi scaricare il pesce pescato, che poi si andava a vendere o a Catania o a Siracusa. Mio nonno, e mio padre con questo lavoro hanno cresciuto due famiglie. Ma le cose sono cambiate velocemente, appena sono arrivate le industrie. Innanzitutto ci hanno levato lo sbocco al mare, mio nonno spostò la flotta: una barca a Marina di Melilli, ed una a Siracusa. Ma i costi di gestione aumentarono, poi mio nonno ebbe l&#8217;artrite alle mani e dovette mollare il lavoro. Restò solo mio padre. Quando potevo, il fine settimana quando non avevo la scuola aiutavo pure io. Ma era impossibile continuare. Il pesce iniziava a puzzare di petrolio, come il mare. Appena lo pescavamo, la barca faceva puzza di nafta, poi quando lo pulivamo e lo mettevamo nelle cassette, veniva la nausea dalla puzza. Quando fu rasa al suolo Marina e il suo porticciolo sparì vendemmo una barca, e mantenemmo quella ormeggiata a Siracusa. Le ricciole che pescavamo non solo facevano puzza, ma avevano la pancia gonfia, le viscere piene di liquido grigio, c&#8217;è stata anche un inchiesta, poi non so come sia finita”.</em></p>
<p>Michele ha una voce sconsolata. Ci appoggiamo sul cofano della macchina, gli offro una sigaretta. Fumiamo di fronte ai camini fumanti della ESSO. Vorrei chiedergli cosa facessero allora di quel pesce, ma non c&#8217;è bisogno, perchè Michele ricomincia da solo, con voce ferma.<br />
<em>“A me sembrava che questi pesci erano quasi contenti di essere tirati fuori dall&#8217;acqua, te lo giuro, avevo questa impressione, neanche si dimenavano, tirati fuori si rilassavano, stavano in pace. Eravamo diventati non pescatori, ma becchini del mare. Li chiudevamo dentro dei sacchi neri e li buttavamo appena tornati a riva nella spazzatura, ma per dirtela tutta, gli altri pescatori o la buttavano in mare&#8230; oppure&#8230; ripulivano il pesce con l&#8217;ammoniaca e lo portavano ai mercati. Ma noi mai. Infatti chiudemmo l&#8217;attività: mio padre per un po&#8217; lavorava saltuariamente in altre flotte, o sistemava le reti per i pescatori catanesi. Io, invece, come tanti miei coetanei a 18 anni entrai in fabbrica, proprio nella fabbrica che mi aveva distrutto l&#8217;attività&#8230; pazzesco, no?”</em></p>
<p>Saliamo in macchina e torniamo verso Priolo, Michele è già dieci minuti che tace.<br />
Appena arrivati allo svincolo, dice: <em>“Non doveva finire così. Questo posto, questo mare era bellissimo, in qualche modo vorrei tornare in mare, sa? Sto sistemando una barchetta di legno, tanto ora che sono in cassa integrazione, ho un sacco di tempo. L&#8217;ho chiamata la “Spada Aretusa 2”. Qualche sera esco in mare, da punta Magnisi, non per pescare, per carità&#8230; ccaia ppiscari! No, mi metto a largo, spengo il motore e guardo la costa, chiudo gli occhi e cerco di dimenticare quelle luci e quei fuochi perenni, cerco di ricordare la costa sabbiosa e bassa, le onde lente, l&#8217;odore di mare e di pesce fresco.<br />
Ci hanno levato il mare, ci hanno rubato la vita”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Testo di Salvo Messina</strong><br />
<strong>Voce e montaggio di Roberto Sammito</strong></p>
<p>Musiche in Cc:<br />
<a href="http://www.jamendo.com/en/album/42954">Jahzzar &#8211; Sea</a><br />
N.E.W &#8211; Aleluya</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paesaggipriolesi.wordpress.com/26/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggipriolesi.wordpress.com&amp;blog=23164758&amp;post=26&amp;subd=paesaggipriolesi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>1. Alessandra per Valerio</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2011 00:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paesaggipriolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Paesaggi del rischio]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Malformazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Priolo]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15386396&amp;g=1&amp;show_comments=true&amp;auto_play=false&amp;color=7ea8ac"></param><embed height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15386396&amp;g=1&amp;show_comments=true&amp;auto_play=false&amp;color=7ea8ac" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"> </embed> </object>
<p>L&#8217;appartamento di Alessandra 56 anni, è appena fuori il centro di Priolo, prima della frazione di San Focà. È pulito, semplice ma curato. Nel soggiorno predomina il color ciliegio, dei mobili in legno. Sono qui perchè Alessandra fa parte della Associazione Genitori Bambini Malformati. E vorrei raccontata la sua storia. E vorrei non piangere alla fine.<br />
Alessandra torna dalla cucina con dei biscotti e un succo di frutta. “<em>I biscotti, sono fatti in casa, ma tranquillo, non con l&#8217;acqua di Priolo, con l&#8217;acqua Rocchetta!</em>” Risate. Con la sua battuta e il suo sorriso riesce per un attimo a tranquillizzarmi. Parliamo del più e del meno: del caldo, della politica americana in Iraq. Poi comincia la sua storia.</p>
<p>“<em>Sono arrivata con mio marito a Priolo, nel 1970, lui era impiegato dell&#8217;Erg a Genova e fu chiamato qui in Sicilia per ricoprire il ruolo di responsabile tecnico dell&#8217;area insacco fertilizzanti. Quando siamo arrivati, eravamo appena sposati pieni di entusiasmo e voglia di fare. Mio marito guadagnava di più e qui la vita era meno cara, io sono diplomata al magistrale e cercavo un posto a scuola, ma poiché non avevamo problemi di soldi, stare a casa a fare la casalinga non mi pesava più di tanto.<br />
Ma non vivevamo qui purtroppo, qui siamo lontani dalle fabbriche, vivevamo nei pressi degli stabilimenti vicino al mare. La puzza entrava ovunque, non si respirava. Ogni mezz&#8217;ora durante lo sfiaccolamento veniva il volta stomaco. Non scorderò mai una cosa: quando stendevo i panni al balcone, dopo la fuoriuscita dei gas dovevo lavare tutto di nuovo. Tutto puzzava. I capi erano neri di cenere. All&#8217;epoca a Priolo tutti sapevamo, tutti subivamo gli stessi danni, ma nessuno parlava, giudicavamo effetti normali, quelle cose. Come la schiuma dopo che versi la birra: un processo naturale e senza conseguenze. Ma sbagliavo io che continuavo a tenere le finestre spalancate quasi sempre per cambiare l&#8217;aria, sbagliava mio marito che continuava a tranquillizzarmi: “ho chiesto in fabbrica dicono che è solo acqua cristallizzata dopo il processo di lavorazione”, sbagliavano i miei vicini che in agosto facevano grigliate di pesce e passavano la notte sui balconi, sbagliavamo tutti. Priolo era stata totalmente inebetita, lobotomizzata dalle industrie e dalle loro bugie</em>”.</p>
<p>Alessandra si alza e dalla libreria tira fuori un album di foto. Tremo. Mia madre ne ha uno uguale. Poi torna a sedersi. “<em>Rimasi incinta di mio figlio Valerio, nel 1973 a settembre. Io e mio marito eravamo davvero felici, aspettavamo questo figlio da tanto e ora&#8230; le giuro, ingegnere, dal giorno dopo la notizia del mio stato interessante, iniziammo a girare per la culla, il biberon, i bavaglini&#8230; dopo cinque mesi avevo un bel pancione, e mia madre che viveva a Genova venne a stare un po&#8217; con noi, per darmi una mano. Fu lei a iniziare a dirmi certe cose: ‘Sandrina, ma non senti che puzza, non vedi cosa esce dal naso quando starnutisci sul fazzoletto? Non vedi che su questi vestiti ci sono gli stessi cristalli che ti ritrovi nel fazzoletto? Ci stiamo inghiottendo tutto&#8230; attenta al bimbo&#8230;’. Ma io la rimproveravo di essere troppo esagerata.’Mamma smettila! Sei tu che vieni da freddo e vuoi tenere le finestre chiuse, guarda che bel sole!&#8230;E che ne sai tu di pesce e pomodori! Poi Luigi (il marito) dice di non preoccuparsi è normale, e il pediatra dice che il bimbo cresce bene’</em>”.</p>
<p>Scende il silenzio fra noi. Un silenzio di almeno cinque minuti. Alessandra inizia a sfogliare l&#8217;album velocemente avanti e indietro. Inizio a giocare con la trapunta sul tavolo per mascherare il mio imbarazzo. Lei se ne accorge, chiede scusa e ricomincia, ma io vorrei interrompere qui. Forse è troppo tutto questo anche per me, sarò pronto ad ascoltare quello che già penso di sapere?<br />
“<em>Valerio nacque di tre chili e mezzo, era dritto come un soldatino, lungo e secco. Dritto dritto. Neanche piangeva, sembrava un rantolo. Stette fra le mie braccia per soli due minuti. Capii subito che c&#8217;era qualcosa che non andava: intorno a me era un fuggi fuggi di medici. Il bimbo era cianotico, non respirava bene, me lo strapparono dalle braccia per portarlo in rianimazione. Si scoprì, che Valerio era affetto da una malformazione congenita al cuore. Il suo cuoricino era troppo grosso e non pompava bene il sangue”.</em></p>
<p>Apre l&#8217;album e mi mostra delle foto che faccio fatica a raccontare adesso. Un esserino violaceo immerso in una selva di tubi e tubetti. Ho il cuore a pezzi e mi maledico per aver fatto questa intervista e per aver riaperto una ferita nel petto di questa donna. Ma che cavolo sto facendo? Chi sono io per fare tutto ciò? Al diavolo me, il mio progetto e il paesaggio. Dico ad Alessandra: “<em>Forse è meglio finire qui, mi scusi&#8230;</em>”. Vado per staccare il registratore, ma lei mi blocca. “<em>No – dice &#8211; non ci sono problemi, voglio che lei sappia che tutti sappiano come questi (gli stabilimenti industriali) hanno rovinato la mia vita. Valerio, morì in un paio di settimane. Abbiamo avuto solo il tempo di battezzarlo e dargli l&#8217;estrema unzione</em>”.</p>
<p>Lascio che di nuovo il silenzio si posi sulle briciole dei biscotti, sull&#8217;album aperto, sulla sua gonna a fiori, sulle mie mani sudate. Non dico più nulla non ci riesco. Per me potremmo restare in silenzio per sempre. È lei adesso la voce da aspettare, senza fretta. “<em>Tutti pensavano fosse un caso. Ma anche le mie amiche, le mie vicine di casa, le mogli dei colleghi di Luigi, negli anni avevano avuto aborti spontanei o avevano perso i bimbi nelle prime settimane o crescevano con gravi ed incurabili malformazioni&#8230; cioè nascevano senza un dito del piede, o senza un perone, o senza un testicolo. No, non poteva essere un caso. Solo alla fine degli anni &#8217;80 si riuscì ad associare il fenomeno delle malformazioni perinatali alle sostanze nocive lavorate in fabbrica, in particolare sono dovuti a tutti i metalli pesanti disciolti in atmosfera o nel mare che noi respiriamo o ingeriamo attraverso il pesce per esempio. Adesso è una realtà, basta vedere i dati dell&#8217;Asmac per rendersi conto quanti bambini hanno ucciso o danneggiato queste industrie. Vorrei che questi soffocassero fra lo schifo che buttano in aria. Ormai questo è certo. Accertato. Si sa. Eppure, niente cambia. Non ho più avuto figli. Non potevo più averne, dopo quella gravidanza rimasi sterile. Dopo questa vicenda mio marito mi chiese se volessi andare via da Priolo. Ma io non me ne andrò mai. Mai! Sarò felice solo quando questo paese riuscirà a rialzarsi, e a chiedere giustizia per i suoi bambini, per i suoi angeli. Quando Priolo non sarà più considerata una fabbrica di veleni e morti, ma un paese con una sua identità e qualità, una città piena di bambini pieni di salute e genitori allegri. Racconti la mia storia ingegnere, la storia di Valerio e di tutti gli altri bimbi in sofferenza”.</em></p>
<p>Stacco il registratore. E le prometto che presto o tardi questa storia sarà scritta e letta. Uscendo da casa di Alessandra non riesco ad alzare gli occhi da terra. Sì, devo raccontare questa storia e questa storia deve fare parte della mia ricerca. In macchina, carico il cd dei Radiohead Ok Computer. Alla traccia 4 Exit Music (for a film), quando Tom Yorke canta “we hope that you choke ” -noi speriamo che voi soffochiate, ritorna in mente la foto di Valerio e gli occhi di Alessandra. E allora accosto e piango. Piango a dirotto.<br />
Finalmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Testo di Salvo Messina</strong><br />
<strong>Voce e montaggio di Roberto Sammito</strong></p>
<p>Musiche in Cc:<br />
<a href="http://www.jamendo.com/en/artist/Lam/fans">House of Wax #2 &#8211; Lam<br />
</a><a href="http://www.jamendo.com/it/track/72982">When the Sun Hits our Souls United in the Name of P</a><a href="http://www.jamendo.com/it/track/72982">eace and Love - Mad Creudo</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paesaggipriolesi.wordpress.com/14/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggipriolesi.wordpress.com&amp;blog=23164758&amp;post=14&amp;subd=paesaggipriolesi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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