4. Carmelo: il cane infame

Quando mi presento a Carmelo, e gli dico che sono un ingegnere, sta per girarsi e chiudermi la porta in faccia. Poi gli spiego bene la mia ricerca, la mia raccolta di voci dal territorio, a cosa servono o potrebbero servire, e lui si rilassa e sorride, strizzandomi l’occhio.

«Allora è ngigneri patticolare lei, na speci i filosofu… Mi deve scusare, ma ogni volta che un suo collega bussa alla mia porta, mi annuncia guai».

Carmelo, 65 anni, fa il contadino ed ha un appezzamento di terra nella pianura ad ovest di Priolo, nella zona di Cava Sorciaro. Ha lavorato in fabbrica per 25 anni, ma poi ha lasciato il lavoro per dedicarsi alle terra.
«Del resto la mia è sempre stata una famiglia di contadini, mi racconta Carmelo. L’unica parentesi sono stato io, che ho tentato la carriera in fabbrica… ma li faceva schifo, neanche sapevo cosa facevo, spostavo sacchi ra matina a sira… no, quella vita non faceva per me, e sono tornato a coltivare il mio terreno».

«Sa, qualche ingegnere ogni tanto viene e raccoglie qualche busta di terra o qualche litro di acqua per analizzarle, poi mi dicono che le cose non vanno e che dovrei smettere di coltivare la lattuga, ma io gli spiego che l’acqua per irrigare me la faccio portare con le autobotti, è acqua potabile, non è acqua che prendo dal rubinetto.
Lo so che qui, soprattutto d’estate, l’acqua puzza di benzina, io lo so perchè ho lavorato in fabbrica e vedevo che quei serbatoi facevano pena, avevano perdite e fuoriuscite di greggio, che finiscono nei pozzi d’irrigazione, e so che quando il livello dell’acqua di falda si abbassa ed entra la benzina, nel 2002 è capitato usciva proprio benzina è arrivata anche la televisone».

Carmelo si riferisce alla trasmissione Report che fece un servizio proprio sulla benzina che fuoriesce dai tubi di irrigazione.Vado dietro lui verso delle piccole serre, dove dentro coltiva lattuga, pomodori, radicchio.
«Per proteggere le piantagioni dalle polveri buttate in aria dai camini utilizzo le serre, e ho fatto dissodare il terreno con scavi fino a 50 cm perché anche il suolo è malato, le piante mi seccavano, diventano marroni come bruciate, per un certo periodo ho buttato quintali di verdura, mi spiega Carmelo. Per esempio il mio vicino che ha un agrumeto… gli nascono arance piccole come noci, gli ingegneri dicono sia la… comu si chiama… diottrina…».

«Diossina» faccio io.

«Ecco quella… Niente lui, sta abbattendo tutti gli alberi… Vuole vendere la terra, andare via. Qui ormai è il deserto, ha visto per esempio tutti quei terreni abbandonati che ci sono intorno a Priolo e alle sue fabbriche. Ora sono discariche a cielo aperto, anche di rifiuti nocivi.
Prima erano tutti coltivati. Agrumeti o uliveti, a perdita d’occhio oppure erano pascoli per mucche da latte. Questo terreno che ora coltivo io è solo una parte, circa un terzo di quello che coltivavano, mio nonno e mio padre. Poi appena sono arrivate le industrie, i terreni sono stati abbandonati, un po’ per mancanza di mano d’opera, ma soprattutto perché erano inquinati da rifiuti nocivi… mio cugino pascolava una mandria di cinquanta capi di mucche e vitelli, a volte le mucche entravano in una specie di fango nero, che bruciava le zampe, non potevano più muoversi, le dovevano abbattere, in poco tempo la mandria si dimezzò e fu venduta al macello».

Avevo sentito di questa storia dei fanghi neri, me ne parlò un esponente locale di Legambiente, sono dei catalizzatori industriali che servono per la reazione negli impianti del petrolchimico, dopo la lavorazione diventano come catrame, lui giura che i suoli di Priolo ne sono infestati.
Carmelo mi conferma, in maniera indiretta, questa ipotesi.
«Ora a coltivare siamo rimasti pochissimi, il territorio è come un cane, ma un cane bastardo e infame, che si morde la coda, prima abbiamo lasciato la terra per andare a lavorare all’ICAM, poi le abbiamo fatte diventare deserte e brulle, e quindi sono diventate discariche abusive e inquinanti, che avvelenano i nostri cibi e la nostra acqua e ritornano a noi. Malirittu u ionnu ca arrivarru i fabbrichi!

Ci hanno fatto arricchire, ma di che? Di sogni, illusioni e veleno, ecco di cosa! Ma qui era diverso, si faccia un giro sui Monti Climiti, potrà capire come era il territorio: masserie, case coloniali, muretti a secco, frantoi, stalle, pozzi. Tanti pozzi. Perché qui, ingegnere, lei lo saprà, è pieno d’acqua ecco perchè le industrie le hanno fatte qui. Ora anche sui Climiti c’è quasi tutto abbandonato, ma almeno sono rimasti i ruderi, almeno abbiamo una memoria, noi priolesi doc! Quella terra sui Climiti vale oro, è la nostra dote!» 

Testo di Salvo Messina
Voce e montaggio di Roberto Sammito

Musiche in Cc:
Mazer and the facemelter – Post Adustum
Memories of the Lost Time – Ancestral
Under Water – Fabatus
Waiting – Ant on Wax feat. AlieM
With The Fishes – Nonsense Wind

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